Letteratura e musica: il mondo dei caffé-concerto di Annie Vivanti


Riassunto
Con questa analisi si vorrebbe evidenziare la stretta relazione che intercorse tra letteratura e musica durante il periodo conosciuto come Belle Epoque. Il testo di riferimento sarà Marion artista di caffè -concerto, un breve romanzo caratterizzato da un'abbondanza di dettagli che rimandano alla tradizione del "teatro minore" italiano e che ci permette di comprendere quale fosse il ruolo della donna e come si potesse guadagnare da vivere in questo nuovo aspetto dell'intrattenimento che prese piede nel XIX secolo.
Introduzione
Annie Vivanti nacque in Inghilterra nel 1866 da padre italiano e madre di origine tedesca. Sfortunatamente oggigiorno in Italia è poco conosciuta e spesso si ricorda esclusivamente per la sua relazione con Giosué Carducci, molto più vecchio della scrittrice. A tutti gli effetti, la prima opera di Vivanti (Lirica) fu pubblicata nel 1890 proprio grazie all'intercessione del Carducci stesso e, l'anno seguente, vide la luce Marion artista di caffè -concerto; l'accoglienza del pubblico fu più che calorosa tanto che si dovette procede alla ristampa del testo per ben quattro volte quell'anno ma la critica non fu dello stesso parere. Immorale e indecente, così venne definita Marion... a causa delle tematica trattata (quella delle chanteuses) e per la presenza di tratti autobiografici che caratterizzano il testo: come la sua protagonista, Vivanti rimane orfana di madre e, paralleleamente, le due lavorano nei caffè concerto di Genova. Ma le somiglianze non finiscono qui dato che anche i tratti fisici sono gli stessi: i capelli lunghi e neri, gli occhi chiari e le origini tedesche delle due le accomunano così come il nome d'arte di Annie, George Marion, che utilizzava durante le sue esibizioni nei caffè. Caratterizzata da una personalità forte e determinata, la nostra autrice mise per iscritto le sue personali esperienze permettendoci, a distanza di più di un secolo, di conoscere aspetti fondamentali del mondo dei café chantant.
1 Il caffè-concerto
Marion... ci inserisce fin dalle prime righe all'interno di un caffè che farà da sfondo alla maggior parte delle scene dell'opera: durante la lettura scopriamo il camerino dietro al palco dove le ragazze si vestono e truccano. A separarlo dalla sala c'è solo una sottile parete di legno nella quale gli uomini hanno creato buchi per spiare il momento della preparazione e le donne, che ne sono coscienti, non provano alcuna vergogna a spogliarsi davanti a quegli sguardi indiscreti. Il corridoio è illuminato da una maleodorante lampada a petrolio e percorrendolo si arriva a una scala che porta alle stanze private del direttore mentre nel salone trovano posto piccoli tavoli in ferro e un grande divano di velluto rosso addossato al muro. 
Durante le chiacchiere tra le sciantose vengono nominati il Caffè Roma di Genova e l'Eden di Milano (indicato come decadente perché le persone ascoltano le canzoni) e più volte appare il paragone tra i locali genovesi (indecenti) e quelli delle altre metropoli della penisola dove il pubblico è composto da uomini rispettabili che assistono accompagnati dai loro famigliari. 
1.1 Le canzoni
Da lontano percepiamo la voce della madre di Marion, mademoiselles Blanche de Floras, un'eccentrica cantante franco-spagnola che intona un classico francese con voce rauca. Le canzoni e i loro testi sono riferimenti costanti nell'opera: Je me nomme Popaul, Le Pompier, Heimweh, Ave Maria di Gounod, Noi ci amavamo tanto di Palloni o La Tour Eiffel sono solo alcuni titoli che esemplificano l'aria di internazionalità che si respirava nei caffè. La protagonista ha imparato a memoria tutto il repertorio di canzonette che conosce fin dalla sua infanzia tuttavia di molte le sfugge il significato. Le interpreti erano sia italiane che straniere ma molte di loro preferivano esibirsi con pseudonimi esotici per attirare maggiormente l'attenzione del pubblico alla ricerca della novità. 
Scorrono le pagine e conosciamo così Zelinda (la cui fama è internazionale), Giulia e Adriana Lecomte (che hanno lo stesso cognome senza essere sorelle e che lavorano sempre in coppia), Mizzi "una piccina dagli occhi vellutati, che cantava le romanze colle gambe scoperte fino alle coscie", Chemise "donna bionda, superba e grande" che contrappone alla sua bellezza una voce pessima e Gina Allegri, obbligata dalle circostanze a prendere parte allo spettacolo nonostante la sua reticenza e che Marion aiuterà ad andarsene. 
1.2 Gli abiti
Molte sono le contraddizioni che caratterizzano questo mondo e Annie le descrive fin dal primo capitolo quando una Marion bambina rimane nel camerino ad attendere il ritorno della madre che si deve esibire. Ai piedi la piccola ha stivaletti vecchi e pieni di fango che si contrappongono nettamente a quelli di seta gialla che indossa la madre sottolineando così l'incongruenza tra la vita reale e quella fittizia delle sciantose. Il viso pallido della piccola stride contro il rosso velluto del vestito di Zelinda che si fa aiutare da un individuo a chiudere lo stretto corsetto. L'andirivieni nel camerino è continuo: Blanche torna dal palco levandosi rapidamente gli indumenti per indossare una corta gonna in satin giallo, un corsetto nero con maniche e colletto di pizzo e calze nere di seta per presentare l'ultima canzone della serata. Le labbra sono di un rosso acceso e le sopracciglia vengono disegnate con una matita di carbone ma capita anche che le artiste si travestissero da uomo per infuocare ancora di più il pubblico. Le descrizioni dettagliate della Vivanti non sono mai eccessive e permettono al lettore di entrare appieno nello spirito del tempo essendo un efficacie complemento in grado di dare maggior spessore ai personaggi. 
1.3 Il pubblico
Poco alla volta ciò che era stato abbozzato all'inizio si trasforma quasi in un'opera teatrale in cui possiamo vedere i personaggi attuare, ascoltare con loro la musica del caffè e il vociare degli spettatori che accompagnavano le esibizioni "battendo i cucchiaini nei piattini e le canne sui tavolini di ferro" in un salone pieno di luci e specchi. Alcuni poi arrivavano prima dell'inizio della serata per assistere alle prove, altri si soffermavano a lungo dopo la fine degli spettacoli e, in questo mondo di frontiera, confluivano tanto i nobili come i poveri.
2. Trama  
Dopo la morte della madre, Marion, a soli dodici anni, inizia a lavorare nel caffè e lì avviene l'incontro con Mario, un aspirante poeta del quale lei si innamora inseguendo un amore idealizzato che tuttavia la deluderà profondamente. Mario riflette la società di allora con le sue contraddizioni: nonostante sia un frequentatore assiduo del caffè lo rinnega apertamente con gli altri e lo identifica come un luogo di perdizione che lui disprezza. Dopo essersi approfittato dell'ingenuità della ragazza, lascia Genova e lo ritroveremo sposato e ricco; il legame contratto con Anna però non gli impedisce di tornare da Marion che, dopo un loro incontro, uccide l'ingenua sposa incolpando Max, l'unico uomo che in realtà abbia cercato di prendersi cura di lei. 
Per Marion non esiste la redenzione né un finale felice, fin dall'inizio la protagonista è destinata a essere solo una vittima degli eventi senza però pagare le vere conseguenze dei suoi atti. In questo la storia sembra essere ciclica: all'inizio Marion bambina gioca con curiosità con le scarpe di satin della madre e inavvertitamente le sporca così, affinché la colpa non ricada su di lei, le mette tra le zampe dell'innocente cane di miss Zelinda e lo stesso trattamento lo riserverà a Max. 
3. La condizione della donna
L' immagine della donna che si evidenzia nell'opera è quella di una vittima, contrariamente a quella che è la condizione dell'autrice che in realtà fu capace di costruire il suo avvenire e si distinse per la sua grande libertà che le permise di viaggiare moltissimo sia in Europa che in America. Al contrario i suoi personaggi femminili non presentano la stessa indipendenza: tanto Anna (che appartiene a una classe abbiente) quanto Marion, devono rivestire il ruolo che il destino ha loro assegnato senza potersi slegare da tale vincolo. Mario porta Anna al caffè e quando lei nota i contenitori dei trucchi delle sciantose li paragona a un servizio da tè delle bambole. Ed è questo che sono le donne del caffè-cantante: burattini costretti a recitare per sopravvivere che si mascherano per apparire al meglio anche se malate o sfinite (Blanche continua a salire sul palco nonostante la tubercolosi); cantano in lingue che nemmeno comprendono e non mostrano alcuna gentilezza o pietà le une verso le altre e Anna altro non è se non un giocattolo nelle mani di Mario. Il finale tragico viene preannunciato nella descrizione del camerino dove "il gas fiammeggiava giallo e tremolante. Gli abiti e le parrucche appese ai chiodi parevano lugubri maschere, stanche del carnevale della vita, che si fossero impiccate".
4. Conclusione
Marion può identificarsi con l'ideale della femme fatal tipico nell'arte e nella letteratura dell'epoca; cosciente della sua bellezza e del potere che essa esercita sugli uomini non riesce, tuttavia, a prendere in mano le sorti della sua vita. Trasposizione del mito classico di Medea, la protagonista, sedotta e abbandonata dall'aspirante poeta, si vendica non solo sulla sposa dell'amante ma anche sull'unico uomo che si sia preso cura di lei durante l'assenza del Giasone vivantiano e che sognava di sposarla regalandole una nuova esistenza.  

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