La natura morta spagnola - i bodegones
Fiori, frutti e cacciagione sono tra i soggetti privilegiati dagli autori di bodegones spagnoli. I colori accesi, in forte contrasto con i fondali scuri, creano una profondità suggestiva ma non sempre la "natura morta" venne riconosciuta come un genero pittorico a sé stante. Già nell'antichità (sono conosciuti molti affreschi di epoca romana, greca ed egizia rappresentanti cibo e utensili) gli artisti si dedicavano a riprodurre oggetti di uso quotidiano o animali e nel corso dei secoli vi si dilettarono alcuni dei più conosciuti pittori. Tuttavia, ancora durante il Siglo de Oro, il bodegón rivestiva un ruolo marginale, di molto inferiore rispetto ai quadri di ispirazione religiosa o alla ritrattistica. Queste naturalezas muertas altro non erano che una mera imitazione della realtà per cui la loro realizzazione, nel periodo barocco, era vista come qualcosa di notevolmente inferiore rispetto all'ispirazione e all'inventiva che si doveva manifestare nella produzione di una tela religiosa. Solo nel XVII secolo i soggetti rappresentati (che prima erano utilizzati solo come complemento) ottennero la loro indipendenza. La parola bodegón in spagnolo significa "osteria" e per estensione si iniziò a definire questo genere così dal momento che molte delle prime scene avevano come ambientazione taverne nelle quali figure umane si alternavano a oggetti inanimati (come per esempio in Vecchia che frigge uova di Velázquez).
Cosa permise al bodegón di abbandonare la nicchia in cui era stato relegato? Innanzi tutto la Riforma protestante. I temi religiosi sparirono -specialmente nei Paesi Bassi- lasciando così maggior libertà agli artisti e ai loro committenti. La natura morta era un genere prediletto dai ricchi signori che lo commissionava per abbellire case e palazzi e, dall'altro lato, era un eccellente modo per i pittori per sperimentare nuove tecniche. Rappresentare fiori o frutta divenne un mezzo per esprimersi appieno dimostrando non solo la padronanza della tecnica ma anche il gusto della composizione. Sánchez Cotán, Zurbarán, Caravaggio, van der Hamer, Juan Fernández, Rubens y Brueghel sono solo alcuni dei tanti che resero grande questo genere. Lo studio della luce e delle ombre, il realismo e l'illusione spaziale poterono poi essere usati anche con altri soggetti e dimostrarono una profonda sensibilità non intaccata dalla staticità degli oggetti. Se la versione fiamminga manteneva una maggior dinamicità, nei paesi cattolici invece rimase un certo simbolismo religioso per cui i dipinti potevano essere letti anche in chiave mistica e non solo rappresentativa: i fiori, come gli animali, erano sinonimo di purezza (gigli), amore (rosa), nobiltà (tulipano), modestia (viola) o morte (papavero) e in taluni casi vennero affiancati a elementi destinati a ricordare all'uomo la fugacità della vita (un cranio, una clessidra o una candela per esempio) prendendo in questo caso il nome di vanitas. La vita è effimera e passeggera come lo sono i prodotti della natura e così ecco comparire frutti che iniziano a deteriorarsi (un acino marcio o una mela bacata) e fiori ormai in procinto di appassire.
Nonostante il genere abbia vissuto un certo decadimento nel XIX secolo molti furono ancora gli artisti affascinati da questo tipo di composizione e tra loro ricordiamo Cezanne (le cui nature morte sono quasi sempre dominate dalla frutta), Matisse, Picasso e Marc Chagall.
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| Frans Snyder - prima metà del XVII secolo. Da notare la quantità di dettagli e la dinamicità che il pittore fiammingo riesce a imprimere alla tela. |
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| Juan van der Hamen y León. Van der Hamen sperimenta la composizione in verticale. |





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