La repubblichina di Pansa
| La Piazza del Cavallo dove ha inizio il romanzo |
Uscito da pochi giorni ed edito dalla Rizzoli, il nuovo libro dello scrittore e giornalista originario di Casale Monferrato, cerca di analizzare, partendo da un punto di vista differente rispetto al solito, quel periodo travagliato della storia d’Italia che va dal 1943 al 1945.
Il romanzo prende avvio a fine aprile/inizio maggio del
1945 (a una attenta lettura non sfugge che alla prima pagina viene menzionato
un giorno di fine aprile non ben identificato mentre nella seguente si cita
precisamente il 2 di maggio) quando, ormai terminato il conflitto mondiale e
assassinati i maggiori esponenti fascisti, i vincitori colpiscono la gente
comune che aveva preso la tessera del Partito ma che in realtà non avevano partecipato
attivamente agli avvenimenti bellici. Tra i vinti si trova anche la nostra
protagonista, Teresa detta Tere, che, dopo essere stata incarcerata, è portata
in una delle principali piazze della sua città, la stessa che ha visto i natali
di Pansa, per subire l’umiliazione della rapatura venendo ‘stigmatizzata’
pubblicamente (a onor di cronaca possiamo dire che molte altre donne non
appartenenti alla finzione letteraria subirono atrocità ben peggiori a
ricordarci che la barbarie umana non ha colore politico né pietà alcuna). Teresa
rievoca dunque il suo passato e ci accompagna attraverso il cammino che l’ha condotta
davanti alla folla: terminati gli studi magistrali si ritrova a dover compiere
una scelta per poter realizzare il sogno di diventare maestra in una scuola
elementare. Viene così consigliata da
diverse figure femminili che le ruotano attorno, tra le quali spicca la zia
Edvige (“Usa la tua bellezza per trovare
una cattedra” sarà uno dei suoi primi consigli).
Le donne del romanzo sono risolute (“…dobbiamo essere
solidali tra noi. E usare l’unica arma che abbiamo per vincere:il sesso”
afferma la signora Matilde) e dedite a ogni tipo di piacere tanto omo quanto
eterosessuale in contrapposizione a uomini che appaiono sbiaditi, a partire da
un Duce che ormai può contare sulla fedeltà di pochi mentre tanti hanno già
cambiato rotta subodorando la futura sconfitta del regime fascista.
Teresa persegue uno scopo e poco le importa di essere
additata dai suoi concittadini come una “repubblichina” (termine dalla
connotazione spregiativa usato per indicare i sostenitori della Repubblica di
Salò). Sullo sfondo si muove una città che convive con i ripetuti attacchi
aerei alleati il cui obbiettivo è il ponte ferroviario sul Po, dove gruppi di
partigiani si organizzano tra le colline del Monferrato e gli ebrei che non erano
fuggiti alle prime avvisaglie di ciò che sarebbe tristemente successo in
seguito vengono deportati.
Il libro propone uno stimolante scorcio su una società
in mutamento, con il ballo delle alleanze politiche contrapposto a una comunità
che cerca di sopravvivere alla crudeltà della guerra civile. Tuttavia i
personaggi non riescono a catturare emotivamente il lettore che scorre le
pagine assistendo impassibile alla fucilazione dei partigiani, ai delitti
politici conseguenti la fine delle ostilità e alla “rapatura” in pubblica
piazza delle “repubblichine”.
Il linguaggio, a volte eccessivamente esplicito e di
registro estremamente colloquiale anche in bocca a soggetti istruiti e di buona
estrazione sociale, i dialoghi non sempre scorrevoli e la mancanza di
coinvolgimento sensoriale non permettono di uscire dal piano narrativo
addentrandosi nella sfera privata dei personaggi perdendo così l’occasione di
rendere efficace un’idea che di partenza risultava interessante.
In breve
Prezzo del libro in edizione cartacea: 19.00€
Valutazione: 2/5
Pro: esporre un diverso punto di vista, accenni ad avvenimenti storici
Contro: personaggi piatti, poco coinvolgimento del lettore
In breve
Prezzo del libro in edizione cartacea: 19.00€
Valutazione: 2/5
Pro: esporre un diverso punto di vista, accenni ad avvenimenti storici
Contro: personaggi piatti, poco coinvolgimento del lettore


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