Le categorie dei libri - Il buono, il brutto e il cattivo


Esistono diverse categorie di romanzi ed esse sono dei macro insiemi nei quali si possono classificare gli scritti, di ogni tipo essi siano. Parlando a livello di critica letteraria sarebbe però opportuno esprimersi con il termine corretto, ossia il genere letterario. Ognuno di noi ne predilige uno (o più) e spesso, quando dobbiamo acquistare un libro, il primo passo è informarci in merito al genere a cui questo appartiene e lo facciamo leggendo le note in quarta di copertina dove troviamo un breve testo di presentazione. Fatto ciò, possiamo iscrivere mentalmente il romanzo all'interno di un genere: avventura, amore, thriller, storico, fantastico, erotico, ecc anche se quasi mai un'opera si può ingabbiare in compartimenti stagni. I migliori autori, infatti, sanno creare un giusto bilanciamento tra i vari generi che così si intersecano creando trame complesse e coinvolgenti sotto più punti di vista. Talvolta, questa ripartizione ha un effetto negativo e ci preclude da letture che potrebbero stupirci (a me è capitato con Il cacciatore di androidi di Philip K. Dick, che ho a lungo "snobbato" perché fantascientifico ma che è poi diventato uno dei miei libri preferiti).
 Una volta terminata la lettura di un testo però quanti di noi si interessano ancora al suo genere letterario? Io no. Questo è determinato dal fatto che ormai poco mi importa la sua classificazione perché la domanda che mi pongo alla fine è una soltanto: mi è piaciuto? Per tale ragione ritengo migliore la distinzione tra buoni, brutti e cattivi (semplicistica ne sono cosciente). In ogni libro, come in ogni persona, esiste una componente buona, una brutta e una cattiva anche se alcuni estremizzano una delle tre parti a discapito delle altre. C'è dunque il libro con una buona storia che tuttavia perde parte del suo fascino a causa di una scrittura poco scorrevole e quello dove, nonostante una discreta caratterizzazione dei personaggi in realtà non si può notare un'evoluzione o un cambiamento (e senza climax che cosa ci rimane?). Ci sono poi invece quelli che sì, sono proprio buoni al pari di un bignè con crema chantilly, che quando li azzanni esplodono e tu non sai più da che lato prenderli ma non puoi fare a meno di tuffarti a capofitto nell'impresa. Il risultato è un sapore inconfondibile che ti rimane in bocca, le mani appiccicose e la maglietta sporca di zucchero a velo ma a distanza di tempo puoi ancora ricordare la consistenza morbida e vellutata di quella prelibatezza. Lo stesso succede con un libro "buono": non riesci a smettere di leggere, i personaggi sono così vividi nella tua mente che ti sembra di poterli toccare e partecipi con loro a gioie e dolori. E quando il libro finisce hai ancora le mani incollate alla copertina e non vuoi lasciarli andare. Ti congedi da loro a malincuore nel momento in cui li vedi allontanarsi ma ti rimane qualcosa del loro spirito che potrai sempre rievocare. Ecco, questo è il sapore di un libro buono.
Per quanto invece riguarda il brutto ci troviamo davanti a una trama inconsistente, a tratti mal scritta o, peggio, nemmeno passata in revisione. Errori grossolani di grammatica, refusi e contraddizioni: vi sembra impossibile? Eppure non lo è. La causa la possiamo imputare ai tagli delle case editrici nei confronti del lavoro di editing e correzione bozze e alla nuova moda dell'autopubblicazione. Ovviamente ciò non è valido in tutti i casi ma in molti sì (o io ho avuto particolare sfortuna a trovare parecchie autopubblicazioni di questo tipo). Con questo nuovo sistema tutti siamo potenziali scrittori e ciò è bellissimo sotto certi aspetti ma assolutamente controproducente sotto altri. La libertà di espressione è sacrosanta e c'è chi ha ottenuto un ottimo successo di pubblico quando invece gli esperti del settore avevano bocciato la sua idea. Se però io decidessi di pubblicare un testo in cui sostengo che l'olocausto non sia mai esistito? Sarei in buona compagnia (tanto che questa corrente di pensiero antistorica ha anche un nome, "negazionismo") e la tesi non sarebbe nemmeno una novità dovuta al web ma con Internet potrebbe avere una risonanza maggiore rispetto al passato. Ipotizziamo che mi voglia dedicare al romanzo storico perché adoro l'atmosfera antica e le guerre combattute a cavallo con spade sibilanti: la Guerra dei trent'anni potrebbe giusto fare al caso mio. Smanetto un po' su i principali siti, mi appunto qualche data e inizio a scrivere come se Clio in persona (intesa come musa della storia e non come la famosa youtuber) mi si fosse presentata innanzi e mi avesse ispirato. Durante la stesura però penso che, in battaglia, una scarica di raffiche di mitra ci starebbero proprio bene e dunque la inserisco senza curarmi di andare a verificare se all'epoca esistesse o meno questo tipo di arma. Alcuni miei lettori allora potrebbero stupirsi e pensare "Davvero? Non pensavo avessero già inventato la mitragliatrice. Pensa che cosa ho scoperto!" oppure altri, perplessi, si andrebbero a informare e scoprirebbero che si dovranno attendere ancora un paio di secoli prima che essa faccia la sua comparsa (e con loro mi sarei giocato parte della mia credibilità e autorità sul tema) e, in ultimo, ci sarebbe chi non si accorge nemmeno dell'incongruenza e tira dritto per arrivare al finale. Tra tutti loro, voi direte, qualcuno lascerà un feedback che evidenzi le mancanze del libro e andrà a influire sulle vendite. Vero ma dei tre casi citati in precedenza soltanto uno sarà negativo mentre gli altri due tralasceranno tanto di recensire l'inadeguatezza dei dettagli quanto quella di aspetti rilevanti. In conclusione, il brutto è quel libro che non solo è poco curato (sotto vari aspetti come grammatica, sintassi e coerenza) ma può essere anche fuorviante e mal documentato.
Ultima categoria: il cattivo. Forse la peggiore. Il cattivo è quel libro di cui si legge un gran bene sulle riviste, che ha la tipica fascetta gialla (ormai ce l'hanno quasi tutti...) che riporta il commento di qualche giornale o critico autorevole che elogia le sue qualità e che poi si scopre essere "tutto fumo e niente arrosto". Il cattivo ha dietro fior di quattrini spesi in pubblicità più o meno diretta, degli esperti di marketing e un professionista che crei la copertina perfetta per attirare il lettore ma poi all'interno c'è poco o niente. Il cattivo, a differenza del brutto -che quantomeno rimane confinato in una nicchia di pubblico- può e deve diventare un caso letterario, scalare le classifiche è la sua ragion d'essere e convincere all'acquisto la sua missione.         
Come possiamo dunque scegliere un libro senza incorrere nella cocente delusione di aver buttato via soldi e tempo? Forse dovremmo solo affidarci ai grandi classici? Una risposta in realtà a questa domanda non l'ho mai trovata e così continuo a navigare tra pagine migliori e altre peggiori alla ricerca, sempre e comunque, del tanto atteso vassoio di bignè alla crema.   

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